venerdì, maggio 26, 2006

Pensare con la propria testa

Qualche giorno fa, leggendo come tutte le mattine i giornali, vengo a sapere dell’ennesimo fenomeno internettiano. Video più visto di video.google.com è “911 Loose change”.
L’argomento è fin da subito evidente. Riscrivere ciò che è successo l’11/9. Altro che Bin Laden e Al Qaeda, il responsabile è Bush. Teoria già sentita, soprattutto per chi ha visto Fahrenheit 9/11 di Michael Moore.
Letto l’articolo di giornale, Repubblica per la precisione, passa qualche giorno.
Mercoledì sera, Matrix, scontro tra Giulietto Chiesa e Marco Taradash proprio su questo tema. Scontro duro, ma assolutamente ininfluente. Ciò che incuriosisce è il fatto che un fenomeno propriamente di internet finisca in televisione. Da Mentana, non Ballarò o Primo Piano.
La domanda di fondo del programma è: perché a cinque anni di distanza riscuote tutto questo successo un video che riscrive una storia di cui sembra non ci sia più nulla da dire? È stato Bin Laden, lo ha anche confessato in un video, perché continuare a parlarne? È roba da teorici del complotto! Inguaribili dietrologi!
A questo punto la curiosità diventa irresistibile. Casa di un amico con Fastweb, e ci si vede il video.
NOOOOO.
Questa è la reazione provocata da almeno tre quarti delle cose dette nel film.
Altro che Michael Moore. Qua si parla di scienza: temperature di fusione del metallo, simulazioni di disastri, particolari nei video. E poi le telefonate registrate dagli aerei dirottati, Bin Laden pacioccone con l’anello d’oro al dito, il buco troppo piccolo del Pentagono ed un Boing 757 che non lascia alcuna traccia sul prato volando rasoterra a 850 km/h.
Insomma, qualche appiglio serio c’è.
Ora, possibile che sia tutto vero? La risposta non c’è. Però non si può non essere assaliti dai dubbi.
È una sensazione fisica irresistibile. Forse l’insostenibile passione per i complotti e i “mandanti occulti”. Ma qui non c’è teorema. Ci sono immagini, che fanno molto più male di centinaia di pagine di requisitorie.
Si può solo consigliare di vederlo. Poi documentarsi sulle tesi “ufficiali”. Infine farsi una propria opinione.
Con la consapevolezza, purtroppo, che a poco servirà cambiare idea…

mercoledì, maggio 24, 2006

Giustizia inutile

Non ce la fanno. È più forte di loro. Si rompe la diga, e non ci si riesce a fermare.
Partiamo da un presupposto di merito: la situazione del calcio è ai minimi termini. Nessuno poteva non sapere, tutti hanno taciuto per anni. Siamo sicuri che sarebbe cambiato qualcosa senza il proverbiale intervento mediatico. Senza intercettazioni sui giornali, sarebbe successo tutto questo?
Onestamente resto convinto di no. Era un sistema. Coinvolgeva tutti, controllori & giocatori. Soprattutto i primi, dove erano in tutti questi anni? Inedia, pigrizia, assenza completa di sospetti?
O più semplicemente quieto vivere? Del resto, fare parte del sistema era più comodo.
Poi escono le intercettazioni. Mercoledì 3 maggio 2005 è la data di inizio. In un articolo su Repubblica, Marco Travaglio & Fulvio Bianchi preannunciano incredibili rivelazioni dalle intercettazioni presenti nel dispositivo di archiviazione di un inchiesta della Procura di Torino. A carico di Riccardo Agricola, Antonio Giraudo, Luciano Moggi, Pierluigi Pairetto.
Il 4 maggio escono i nomi. Gli stessi di sopra, più diversi altri che però pochi negherebbero di non aver mai sospettato. In primis la Gea, Alessandro Moggi, poi Paolo Bergamo, Innocenzo Mazzini.
Persino dei giornalisti come Aldo Biscardi.
Con il passare dei giorni sorge un problema. Si mischia tutto. Partono inchieste in diverse procure, soprattutto Napoli, Roma e Torino. Escono fuori intercettazioni di qualsiasi tipo. Si arriva persino a parlare del weekend che Alessandro Moggi ha organizzato per la giornalista Ilaria D’Amico. 10.000 a Parigi per andare in bianco. Ci si può divertire sopra, però sembra di esagerare.
Dov’è l’informazione? Il fatto rilevante da portare all’attenzione del pubblico? Un due di picche. Vuol dire che la situazione non è più controllata. Si getta tutto in un unico calderone. Inchieste, nomi, intercettazioni. Addirittura escono “libri neri sul calcio”.
Ma siamo sicuri che questa sia informazione? Nomi su nomi su nomi. Solo per la fretta di scrivere sentenze che si è invece consapevoli di dover aspettare. La giustizia, soprattutto se fatta con correttezza, necessariamente avrà i suoi tempi. Abbiamo letto cosa è successo. Ormai lo sa tutta Italia cosa avveniva nel mondo del calcio. Si è sollevata una tale ondata di indignazione da far sembrare impossibile un continuo di tolleranza verso certi personaggi. Probabilmente sono colpevoli, ma i processi sommari non servono a nulla. Il loro effetto è solo di creare un flusso nel quale chi finisce dentro, colpevole o innocente che sia, comunque verrà bollato. Etichettato.
Vedi alle voci Tangentopoli – Borrelli.

giovedì, maggio 18, 2006

Magna Carta Summer School 2006


I Edizione 3 - 9 settembre 2006
Grand Hotel Villa Tuscolana

Frascati, (RM) Via del Tuscolo, Km 1,500

Contribuire alla formazione di una nuova classe politica dirigente. Sconfiggere le egemonie culturali consolidate. Mettere in contatto tra loro giovani liberali e conservatori che intendano comprendere, e non subire, i processi di modernizzazione in atto per impedire il declino del Paese. Rafforzare i legami con gli altri think-tank americani ed europei. Insegnare a una nuova generazione come si coniuga la cultura necessaria con la politica possibile.
Per una settimana, in un luogo confortevole in mezzo al verde, a pochi chilometri da Roma, 50 studenti selezionati e suddivisi in due curriculum di studi, usufruiranno ogni giorno di quattro ore di corsi, svolti da prestigiosi docenti provenienti da università italiane e straniere. Le lezioni saranno inframezzate da incontri con uomini politici e dalla discussione con gli autori di libri che hanno segnato il dibattito politico-culturale dell’ultimo anno.
Quest’iniziativa di formazione prende avvio nel 2006 e si ripeterà, nel mese di settembre, a scadenza annuale.





Il Comitato Scientifico

Presidente d'Onore
Sen. Prof. Marcello Pera

Presidente
Prof. Gaetano Quagliariello

Componenti

Dr.ssa Fiamma Nirenstein
Prof. Fabio Pammolli
Prof. Giovanni Pitruzzella
Dott. Salvatore Rebecchini

Responsabile organizzativo

Ing. Giambattista Clemente


I Docenti

Prof.ssa Elena Aga Rossi
Prof. Michele Bagella
Prof. Andrea Bonaccorsi
Prof. Renato Brunetta
Prof. Beniamino Caravita di Toritto
Prof.ssa Valentina Colombo
Prof. Adriano De Maio
Prof Giuseppe De Vergottini
Prof. Mauro Maré
Dott. Fernando Mezzetti
Dr.ssa Fiamma Nirenstein
Prof. Fabio Pammolli
Prof. Gustavo Piga
Prof. Giovanni Pitruzzella
Prof. Gaetano Quagliariello
Prof. Beniamino Quintieri
Dott. Salvatore Rebecchini
Prof. Massimo Riccaboni
Ing. Paolo Vigevano
Prof. Nicolò Zanon
Prof. Victor Zaslawsky

LINK

lunedì, maggio 15, 2006

Mobilità: una via d'uscita




Giovedì 18 maggio 2006 - ore 18.30
Grand Hotel Palazzo Carpegna (Domus Marie)
Via Aurelia, 481- Roma (Piazza Irnerio)



Intervengono

Marcello Dell'Utri
Presidente Nazionale de IL CIRCOLO

Pietro Lunardi
Senatore della Repubblica

Fabio De Lillo
Consigliere del Comune di Roma

GIANNI ALEMANNO
Candidato Sindaco al Comune di Roma

Modera

Gaetano Pedullà
Direttore de Il Tempo

Contatti

Tel. 06 - 66017790
Fax. 06 - 66043464

domenica, maggio 14, 2006

Inutile silenzio

Mettiamoci nei panni di un elettore di centrosinistra. Vinco le elezioni per un soffio, i miei leader fanno subito vedere i muscoli per ribadire che da soli ce la faranno. Si eleggono le cariche istituzionali, anche il Presidente della Repubblica. Tra poco si inizia il governo. Ma qual è il bilancio di questo mese post-elettorale?
Un paio di cosette non mi lascerebbero del tutto tranquillo.
Prima di tutto, incapacità di stare zitti da parte dei piccoli, corrispondente ad un inadeguato silenzio per quanto riguarda il leader. Troppe chiacchiere, richieste, piccoli ricatti. Se questo è l’inizio, cosa succederà quando bisognerà discutere di problemi veri, che riguardino il paese e non le poltrone? Di cui probabilmente, a me ipotetico elettore di centrosinistra, interessa ben poco. Eppure sembra che questo non conti nulla. Cosa aggravata dal fatto che mentre tutti parlano a sproposito, e per tutti intendiamo i vari mastellaboninopecorarodipietrodilibertogiordano, manca la voce del leader.
Prodi ha una grande capacità. Sa stare zitto. Perfetto contrario del suo predecessore…
Però non si può governare così. In campagna elettorale avevamo parlato delle 4/5 parole d’ordine che usava nei dibattiti, evitando accuratamente di scendere nel concreto. Dai risultati elettorali abbiamo capito che forse, la mancanza di concretezza, non gli ha giovato molto. Soprattutto tra l’elettorato del nord, affamato di risposte.
Sembra non abbia imparato molto. Per un mese ha detto soltanto: “stiamo lavorando per farci trovare pronti quando mi verrà dato l’incarico”. Intorno a lui si scannano per le poltrone, aprendo ferite poi inevitabilmente destinate a trascinarsi durante la quotidianità di governo, e lui recita la parte del tranquillone, dell’uomo sereno che non sembra curarsi affatto di ciò che avviene.
Ci permettiamo un consiglio. Nei suoi cinque anni di governo, Berlusconi è andato pochissimo in televisione a parlare direttamente alla gente. Ciò non gli ha giovato, perché ha lasciato completo campo aperto ai media di interpretate il suo pensiero, evidenziarne le falle, gli errori, le gaffes, così da logorargli inesorabilmente l’immagine.
Forse Prodi dovrebbe pensarci un attimo. Anche perché delle due l’una. O non parlare è una strategia ben precisa, ma finora non ci sembra produttiva. Oppure si ha poco da dire… E ci sembra ancora peggio…

sabato, maggio 13, 2006

Cinque anni fa

Cinque anni fa Silvio Berlusconi vinceva le elezioni politiche del 2001. Larga maggioranza, governo improntato fortemente sulla sua figura. Una garanzia di durata e di continuità. Bei tempi.
Sicuramente uno spettacolo migliore di quello di questi giorni. Niente lotte per la spartizione delle poltrone, niente diktat infantili: “o mi dai questo o ti do solo l’appoggio esterno”.
La divisione fu facile, e trasparente. Uno Presidente del Consiglio, uno Presidente della camera, uno Vicepresidente, uno Ministro. Un programma condiviso da rispettare.
Neanche il governo iniziò che già le critiche piovevano sui giornali. “Dittatura della maggioranza” , “rischio di regime”, i soliti fantasmi che ci siamo tenuti stretti per cinque anni.
Sinceramente mi piaceva di più cinque anni fa. La presenza di una leadership riconosciuta, indiscussa all’interno della coalizione che aveva vinto le elezioni era una garanzia. In grado di far avanzare l’attuazione del programma con la forza dei numeri, della larga maggioranza.
Si lavorava tanto. Nella maggior parte dei casi si trovava sempre qualcosa su cui criticare le scelte del governo. Ma almeno erano scelte. Tralasciamo il merito, ma non dimentichiamo la enorme massa di provvedimenti presi nell’arco della legislatura.
Quali sono invece le prospettive di questa? La fatica nella formazione del governo corrisponderà a quella nell’avanzamento dell’attività operativa? Abbiamo detto, e continuiamo ad esserne convinti, che questo governo, purtroppo, durerà. Perché alla debolezza dei numeri corrisponderà una compattezza mai vista a livello di organismi intermedi.
Scommettiamo che non assisteremo più a quel numero spropositato, e inutile, di scioperi da parte dei sindacati.
Scommettiamo che non si parlerà più di declino. Anzi, magicamente l’Italia è già in ripresa. Ci fosse stato qualcuno che abbia detto che forse è anche merito di come il governo Berlusconi ha gestito la fase di difficoltà…
Scommettiamo che i giornali non avranno più l’ossessione di cosa combina il Presidente del Consiglio per trovare qualsiasi gaffes, battuta, frase infelice, che possa contribuire a eroderne la credibilità.
Potremmo andare avanti. Ma preferiremo farlo mentre questo governo sarà al lavoro. Per cercare di far capire una cosa, fondamentale. Si ha la percezione dell’operato del governo soprattutto da come se ne parla. Da come si raccontano i fatti. Da che idee vengono fatte circolare, tramite i giornali, e tutti quei soggetti intermedi della cosiddetta “società civile” che alimentano il passaparola.
Bisogna comprendere che le critiche di cinque anni non sono state tutte vergini di partigianeria.
Bisogna anche agire. E imparare, affinché si possa creare un network che possa lavorare bene in questi anni di opposizione. È una palestra dura. Ma necessaria per costruire una cultura politica matura, in grado di essere pronta a tornare a governare.

mercoledì, maggio 10, 2006

Debolezza apparente

Dopo una settimana di silenzio abbiamo imparato una cosa. Questo governo durerà. Purtroppo. Non ci sarà modo di farlo cadere a breve perché hanno trovato la formula magica della compattezza. A scapito del paese. Ma sembra non sia interessato più di tanto.
La maggioranza è risicata. Nei voti per la Camera. Nei seggi per il Senato. Eppure sono problemi superabili, quando disponi di una tale concentrazione di potere.
Presidente della Repubblica: DS
Presidente del Senato: Margherita
Presidente della Camera: Rifondazione Comunista
Nel 1996 Bertinotti era una mina vagante. Non entrò nel governo. Scelse di rimanerne fuori, di garantire l’appoggio esterno, per poter esercitare un più forte potere di ricatto. Sappiamo come è andata a finire.
Questa volta è diverso. Non è nel governo. Ma è la terza carica dello Stato. Garante della stabilità della coalizione alla Camera. Il nuovo segretario del PRC, Franco Giordano, è una diretta emanazione di Bertinotti. Non avrà mai la forza di imporsi al punto di rompere. Né tanto meno lo farà Bertinotti stesso. La sua posizione dipende dalla durata del governo.
Il rischio del Senato verrà disinnescato grazie ad una squadra di governo che garantisca la compattezza.
Non dimentichiamo ciò che è fuori dalle aule parlamentari. Sembra che non stia succedendo nulla ma il mondo giornalistico/editoriale si sta muovendo.
Invece che parlare della spartizione di potere messa in campo dall’Unione si preferisce parlare delle frasi di Berlusconi. Si fa passare tutto come normale. Nessuno che provi a pensare cosa sarebbe successo a parti invertite. Già sembra di vederle le folle in piazza e le urla di colpo di stato…
Ultimo accenno alla RAI: il prossimo anno, quasi in silenzio, ci troveremo Santoro in prima serata su Rai 2, Floris con Ballarò, la Annunziata su Rai 3, e così via…
Per ora tacciamo sul mondo economico, ma un articolo su “Il Mondo” sembra illuminante su cosa ci aspetta…

mercoledì, maggio 03, 2006

Appeasement


Quasi 3 anni per riunire il Consiglio di sicurezza dell'Onu a proposito delle violazioni iraniane del Trattato di non proliferazione nucleare.
Ultimatum all'Iran, promesse di sanzioni.
Nel frattempo le Nazioni Unite offrono all'Iran la vicepresidenza della commissione sul Disarmo (date un'occhiata a
Camillo).

Arriva la
riunione.
«È stato convenuto di continuare le discussioni, in particolare a New York, con l'obiettivo di giungere a una decisione ferma del Consiglio di sicurezza (dell'Onu), che invii all'Iran un messaggio chiaro»

Can che abbaia...

L'Iran invece è più
chiaro e conciso. Non ha bisogno di fare mille riunioni. Loro sanno cosa vogliono fare. E lo sanno da tempo. Quello che loro promettono accadrà comunque. La differenza sarà tutta in un'eventuale reazione dell'Occidente.
Si può lasciare che uno Stato guidato da un fanatico che ha dichiarato di voler cancellare i vicini di casa porti avanti un programma nucleare? Si può continuare a discutere della cosa quando continuano ad arrivare minacce di ripercussioni su Israele?
La politica di appeasement di Chamberlain fallì miseramente negli anni 30, e diede solo più tempo alla Germania per organizzarsi.
Possiamo evitare che la storia si ripeta. Ma occorre tirare fuori le palle.

Casa Livingstone



...credo che continuerò a tirare l'acqua, sir.