L'eterna promessa
Si può riassumere con questa formula il rapporto tra internet & politica. Rimaniamo nel campo della promessa, mai di compimento circostanziato. Eppure siamo pieni di esperti, libri, anche esempi. Sempre gli stessi a dire il vero: Howard Dean che raccoglie 40 milioni di dollari tramite il fund raising sulla rete. Peccato che alle primarie del partito democratico abbia preso una memorabile batosta da John Kerry. Che magari internet non lo sa neppure aprire, però dietro di sé aveva, come base di partenza, un patrimonio di 600 milioni di dollari frutto del matrimonio con Teresa Heinz (avete presente il ketchup? Lei…)
Mettiamo da parte sedicenti esempi e libri che ci magnificano le potenzialità della rete. Guardiamo invece ad un iniziativa che a prima vista sembra piuttosto concreta. La fonte ne è una garanzia: Wikipedia. È uscita in questi giorni la notizia che Jimmy Wales, fondatore della prima enciclopedia libera sul web, ha creato il primo portale dedicato alle campagne elettorali, aperto al contributo di tutti. Come per una normale voce enciclopedica, http://campaigns.wikia.com/ si configura come uno spazio aperto al contributo di tutti coloro che seguono la politica. Soprattutto, coloro che vogliono uscire da una logica “broadcast”: la politica è ciò che i grandi media ci dicono essere.
Wales ha l’obiettivo opposto: un media “partecipativo” come internet, aperto a creare una politica partecipativa.
Aspetto più interessante è che nemmeno lui sa come fare. Parafrasando lo stesso Wales, lui mette a disposizione lo spazio, poi sarà la gente a riempirlo nel modo migliore. Ha funzionato con le voci enciclopediche, perché non dovrebbe farlo con la politica?
A pensarci bene l’idea è geniale. Creare un universo della politica a disposizione di tutti, dove poter aggiungere & prendere informazioni per aumentare il grado di consapevolezza dinanzi alle scelte politiche. Integrare le informazioni “broadcast” con quelle del territorio, di chi vive nel contesto più vicino possibile al potere che si va eleggendo. Creare un database, il più possibile oggettivo, per tutte le diverse forze in campo, che possa funzionare da bussola decisionale. Permettere maggiore democrazia garantendo l’accesso a tutte quelle forze che non hanno la possibilità di accedere ai media di massa. Infine, costruire una utile base di comparazione tra esperienze politiche diverse, provenienti da tutto il mondo.
Sembrano obiettivi realizzabili, non da libro dei sogni. Non si parla di far entrare nella tua casa il leader politico per farti spiegare di persona cosa vuole fare. Spazio – Contenuti – Scelta consapevole – Maggiore democrazia.
Lato negativo: la natura del materiale che entrerà in questo mare magnum. Il rischio di distorsione della scelta è enorme. Se io apro Wikipedia, e lo faccio fidandomi della sua apertura indiscriminata come elemento di imparzialità, e poi trovo soltanto voci e contenuti squilibrati, l’effetto sarà devastante. Significa tradire la fiducia di chi crede nella democraticità dello strumento. E soprattutto manipolare la scelta di chi non si fida più degli altri media, cerca imparzialità, e si ritrova la stesa partigianeria da cui andava fuggendo.
Ripeto, il rischio è alto. Per farsi un idea basta andare sul sito italiano di wikipedia, e provare a cercare i nomi dei politici di casa nostra. Soprattutto quelli di una certa parte politica (purtroppo sempre quella più sfortunata con i giornalisti….). Lo scenario è a volte imbarazzante: voci catalogate come “non imparziali”, o biografie che sembrano somigliare più che altro a vagonate di letame…
Spesso la contrapposizione politica spinge anche questo. Forse sarebbe meglio chiamarlo odio.
Fa schifo in Italia, figurarsi a livello mondiale…
Mettiamo da parte sedicenti esempi e libri che ci magnificano le potenzialità della rete. Guardiamo invece ad un iniziativa che a prima vista sembra piuttosto concreta. La fonte ne è una garanzia: Wikipedia. È uscita in questi giorni la notizia che Jimmy Wales, fondatore della prima enciclopedia libera sul web, ha creato il primo portale dedicato alle campagne elettorali, aperto al contributo di tutti. Come per una normale voce enciclopedica, http://campaigns.wikia.com/ si configura come uno spazio aperto al contributo di tutti coloro che seguono la politica. Soprattutto, coloro che vogliono uscire da una logica “broadcast”: la politica è ciò che i grandi media ci dicono essere.
Wales ha l’obiettivo opposto: un media “partecipativo” come internet, aperto a creare una politica partecipativa.
Aspetto più interessante è che nemmeno lui sa come fare. Parafrasando lo stesso Wales, lui mette a disposizione lo spazio, poi sarà la gente a riempirlo nel modo migliore. Ha funzionato con le voci enciclopediche, perché non dovrebbe farlo con la politica?
A pensarci bene l’idea è geniale. Creare un universo della politica a disposizione di tutti, dove poter aggiungere & prendere informazioni per aumentare il grado di consapevolezza dinanzi alle scelte politiche. Integrare le informazioni “broadcast” con quelle del territorio, di chi vive nel contesto più vicino possibile al potere che si va eleggendo. Creare un database, il più possibile oggettivo, per tutte le diverse forze in campo, che possa funzionare da bussola decisionale. Permettere maggiore democrazia garantendo l’accesso a tutte quelle forze che non hanno la possibilità di accedere ai media di massa. Infine, costruire una utile base di comparazione tra esperienze politiche diverse, provenienti da tutto il mondo.
Sembrano obiettivi realizzabili, non da libro dei sogni. Non si parla di far entrare nella tua casa il leader politico per farti spiegare di persona cosa vuole fare. Spazio – Contenuti – Scelta consapevole – Maggiore democrazia.
Lato negativo: la natura del materiale che entrerà in questo mare magnum. Il rischio di distorsione della scelta è enorme. Se io apro Wikipedia, e lo faccio fidandomi della sua apertura indiscriminata come elemento di imparzialità, e poi trovo soltanto voci e contenuti squilibrati, l’effetto sarà devastante. Significa tradire la fiducia di chi crede nella democraticità dello strumento. E soprattutto manipolare la scelta di chi non si fida più degli altri media, cerca imparzialità, e si ritrova la stesa partigianeria da cui andava fuggendo.
Ripeto, il rischio è alto. Per farsi un idea basta andare sul sito italiano di wikipedia, e provare a cercare i nomi dei politici di casa nostra. Soprattutto quelli di una certa parte politica (purtroppo sempre quella più sfortunata con i giornalisti….). Lo scenario è a volte imbarazzante: voci catalogate come “non imparziali”, o biografie che sembrano somigliare più che altro a vagonate di letame…
Spesso la contrapposizione politica spinge anche questo. Forse sarebbe meglio chiamarlo odio.
Fa schifo in Italia, figurarsi a livello mondiale…




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1 Comments:
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Anonimo, at 26 aprile, 2007 16:51
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