Giustizia inutile
Non ce la fanno. È più forte di loro. Si rompe la diga, e non ci si riesce a fermare.
Partiamo da un presupposto di merito: la situazione del calcio è ai minimi termini. Nessuno poteva non sapere, tutti hanno taciuto per anni. Siamo sicuri che sarebbe cambiato qualcosa senza il proverbiale intervento mediatico. Senza intercettazioni sui giornali, sarebbe successo tutto questo?
Onestamente resto convinto di no. Era un sistema. Coinvolgeva tutti, controllori & giocatori. Soprattutto i primi, dove erano in tutti questi anni? Inedia, pigrizia, assenza completa di sospetti?
O più semplicemente quieto vivere? Del resto, fare parte del sistema era più comodo.
Poi escono le intercettazioni. Mercoledì 3 maggio 2005 è la data di inizio. In un articolo su Repubblica, Marco Travaglio & Fulvio Bianchi preannunciano incredibili rivelazioni dalle intercettazioni presenti nel dispositivo di archiviazione di un inchiesta della Procura di Torino. A carico di Riccardo Agricola, Antonio Giraudo, Luciano Moggi, Pierluigi Pairetto.
Il 4 maggio escono i nomi. Gli stessi di sopra, più diversi altri che però pochi negherebbero di non aver mai sospettato. In primis la Gea, Alessandro Moggi, poi Paolo Bergamo, Innocenzo Mazzini.
Persino dei giornalisti come Aldo Biscardi.
Con il passare dei giorni sorge un problema. Si mischia tutto. Partono inchieste in diverse procure, soprattutto Napoli, Roma e Torino. Escono fuori intercettazioni di qualsiasi tipo. Si arriva persino a parlare del weekend che Alessandro Moggi ha organizzato per la giornalista Ilaria D’Amico. 10.000 a Parigi per andare in bianco. Ci si può divertire sopra, però sembra di esagerare.
Dov’è l’informazione? Il fatto rilevante da portare all’attenzione del pubblico? Un due di picche. Vuol dire che la situazione non è più controllata. Si getta tutto in un unico calderone. Inchieste, nomi, intercettazioni. Addirittura escono “libri neri sul calcio”.
Ma siamo sicuri che questa sia informazione? Nomi su nomi su nomi. Solo per la fretta di scrivere sentenze che si è invece consapevoli di dover aspettare. La giustizia, soprattutto se fatta con correttezza, necessariamente avrà i suoi tempi. Abbiamo letto cosa è successo. Ormai lo sa tutta Italia cosa avveniva nel mondo del calcio. Si è sollevata una tale ondata di indignazione da far sembrare impossibile un continuo di tolleranza verso certi personaggi. Probabilmente sono colpevoli, ma i processi sommari non servono a nulla. Il loro effetto è solo di creare un flusso nel quale chi finisce dentro, colpevole o innocente che sia, comunque verrà bollato. Etichettato.
Vedi alle voci Tangentopoli – Borrelli.
Partiamo da un presupposto di merito: la situazione del calcio è ai minimi termini. Nessuno poteva non sapere, tutti hanno taciuto per anni. Siamo sicuri che sarebbe cambiato qualcosa senza il proverbiale intervento mediatico. Senza intercettazioni sui giornali, sarebbe successo tutto questo?
Onestamente resto convinto di no. Era un sistema. Coinvolgeva tutti, controllori & giocatori. Soprattutto i primi, dove erano in tutti questi anni? Inedia, pigrizia, assenza completa di sospetti?
O più semplicemente quieto vivere? Del resto, fare parte del sistema era più comodo.
Poi escono le intercettazioni. Mercoledì 3 maggio 2005 è la data di inizio. In un articolo su Repubblica, Marco Travaglio & Fulvio Bianchi preannunciano incredibili rivelazioni dalle intercettazioni presenti nel dispositivo di archiviazione di un inchiesta della Procura di Torino. A carico di Riccardo Agricola, Antonio Giraudo, Luciano Moggi, Pierluigi Pairetto.
Il 4 maggio escono i nomi. Gli stessi di sopra, più diversi altri che però pochi negherebbero di non aver mai sospettato. In primis la Gea, Alessandro Moggi, poi Paolo Bergamo, Innocenzo Mazzini.
Persino dei giornalisti come Aldo Biscardi.
Con il passare dei giorni sorge un problema. Si mischia tutto. Partono inchieste in diverse procure, soprattutto Napoli, Roma e Torino. Escono fuori intercettazioni di qualsiasi tipo. Si arriva persino a parlare del weekend che Alessandro Moggi ha organizzato per la giornalista Ilaria D’Amico. 10.000 a Parigi per andare in bianco. Ci si può divertire sopra, però sembra di esagerare.
Dov’è l’informazione? Il fatto rilevante da portare all’attenzione del pubblico? Un due di picche. Vuol dire che la situazione non è più controllata. Si getta tutto in un unico calderone. Inchieste, nomi, intercettazioni. Addirittura escono “libri neri sul calcio”.
Ma siamo sicuri che questa sia informazione? Nomi su nomi su nomi. Solo per la fretta di scrivere sentenze che si è invece consapevoli di dover aspettare. La giustizia, soprattutto se fatta con correttezza, necessariamente avrà i suoi tempi. Abbiamo letto cosa è successo. Ormai lo sa tutta Italia cosa avveniva nel mondo del calcio. Si è sollevata una tale ondata di indignazione da far sembrare impossibile un continuo di tolleranza verso certi personaggi. Probabilmente sono colpevoli, ma i processi sommari non servono a nulla. Il loro effetto è solo di creare un flusso nel quale chi finisce dentro, colpevole o innocente che sia, comunque verrà bollato. Etichettato.
Vedi alle voci Tangentopoli – Borrelli.




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