Cinque anni fa
Cinque anni fa Silvio Berlusconi vinceva le elezioni politiche del 2001. Larga maggioranza, governo improntato fortemente sulla sua figura. Una garanzia di durata e di continuità. Bei tempi.
Sicuramente uno spettacolo migliore di quello di questi giorni. Niente lotte per la spartizione delle poltrone, niente diktat infantili: “o mi dai questo o ti do solo l’appoggio esterno”.
La divisione fu facile, e trasparente. Uno Presidente del Consiglio, uno Presidente della camera, uno Vicepresidente, uno Ministro. Un programma condiviso da rispettare.
Neanche il governo iniziò che già le critiche piovevano sui giornali. “Dittatura della maggioranza” , “rischio di regime”, i soliti fantasmi che ci siamo tenuti stretti per cinque anni.
Sinceramente mi piaceva di più cinque anni fa. La presenza di una leadership riconosciuta, indiscussa all’interno della coalizione che aveva vinto le elezioni era una garanzia. In grado di far avanzare l’attuazione del programma con la forza dei numeri, della larga maggioranza.
Si lavorava tanto. Nella maggior parte dei casi si trovava sempre qualcosa su cui criticare le scelte del governo. Ma almeno erano scelte. Tralasciamo il merito, ma non dimentichiamo la enorme massa di provvedimenti presi nell’arco della legislatura.
Quali sono invece le prospettive di questa? La fatica nella formazione del governo corrisponderà a quella nell’avanzamento dell’attività operativa? Abbiamo detto, e continuiamo ad esserne convinti, che questo governo, purtroppo, durerà. Perché alla debolezza dei numeri corrisponderà una compattezza mai vista a livello di organismi intermedi.
Scommettiamo che non assisteremo più a quel numero spropositato, e inutile, di scioperi da parte dei sindacati.
Scommettiamo che non si parlerà più di declino. Anzi, magicamente l’Italia è già in ripresa. Ci fosse stato qualcuno che abbia detto che forse è anche merito di come il governo Berlusconi ha gestito la fase di difficoltà…
Scommettiamo che i giornali non avranno più l’ossessione di cosa combina il Presidente del Consiglio per trovare qualsiasi gaffes, battuta, frase infelice, che possa contribuire a eroderne la credibilità.
Potremmo andare avanti. Ma preferiremo farlo mentre questo governo sarà al lavoro. Per cercare di far capire una cosa, fondamentale. Si ha la percezione dell’operato del governo soprattutto da come se ne parla. Da come si raccontano i fatti. Da che idee vengono fatte circolare, tramite i giornali, e tutti quei soggetti intermedi della cosiddetta “società civile” che alimentano il passaparola.
Bisogna comprendere che le critiche di cinque anni non sono state tutte vergini di partigianeria.
Bisogna anche agire. E imparare, affinché si possa creare un network che possa lavorare bene in questi anni di opposizione. È una palestra dura. Ma necessaria per costruire una cultura politica matura, in grado di essere pronta a tornare a governare.
Sicuramente uno spettacolo migliore di quello di questi giorni. Niente lotte per la spartizione delle poltrone, niente diktat infantili: “o mi dai questo o ti do solo l’appoggio esterno”.
La divisione fu facile, e trasparente. Uno Presidente del Consiglio, uno Presidente della camera, uno Vicepresidente, uno Ministro. Un programma condiviso da rispettare.
Neanche il governo iniziò che già le critiche piovevano sui giornali. “Dittatura della maggioranza” , “rischio di regime”, i soliti fantasmi che ci siamo tenuti stretti per cinque anni.
Sinceramente mi piaceva di più cinque anni fa. La presenza di una leadership riconosciuta, indiscussa all’interno della coalizione che aveva vinto le elezioni era una garanzia. In grado di far avanzare l’attuazione del programma con la forza dei numeri, della larga maggioranza.
Si lavorava tanto. Nella maggior parte dei casi si trovava sempre qualcosa su cui criticare le scelte del governo. Ma almeno erano scelte. Tralasciamo il merito, ma non dimentichiamo la enorme massa di provvedimenti presi nell’arco della legislatura.
Quali sono invece le prospettive di questa? La fatica nella formazione del governo corrisponderà a quella nell’avanzamento dell’attività operativa? Abbiamo detto, e continuiamo ad esserne convinti, che questo governo, purtroppo, durerà. Perché alla debolezza dei numeri corrisponderà una compattezza mai vista a livello di organismi intermedi.
Scommettiamo che non assisteremo più a quel numero spropositato, e inutile, di scioperi da parte dei sindacati.
Scommettiamo che non si parlerà più di declino. Anzi, magicamente l’Italia è già in ripresa. Ci fosse stato qualcuno che abbia detto che forse è anche merito di come il governo Berlusconi ha gestito la fase di difficoltà…
Scommettiamo che i giornali non avranno più l’ossessione di cosa combina il Presidente del Consiglio per trovare qualsiasi gaffes, battuta, frase infelice, che possa contribuire a eroderne la credibilità.
Potremmo andare avanti. Ma preferiremo farlo mentre questo governo sarà al lavoro. Per cercare di far capire una cosa, fondamentale. Si ha la percezione dell’operato del governo soprattutto da come se ne parla. Da come si raccontano i fatti. Da che idee vengono fatte circolare, tramite i giornali, e tutti quei soggetti intermedi della cosiddetta “società civile” che alimentano il passaparola.
Bisogna comprendere che le critiche di cinque anni non sono state tutte vergini di partigianeria.
Bisogna anche agire. E imparare, affinché si possa creare un network che possa lavorare bene in questi anni di opposizione. È una palestra dura. Ma necessaria per costruire una cultura politica matura, in grado di essere pronta a tornare a governare.




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3 Comments:
BELLO MA IMPOSSIBILE
La sinistra da 50 anni coccola quella maggioranza della popolazione che non subisce piu' la legge naturale dell'evoluzione .
Una volta le persone inette e in'efficenti venivano sbranate dal leone ed in questo modo si impediva al loro DNA di contaminare il resto dell'umanita' .
Ora non piu' , anzi piu' sono stupidi piu' fanno figli .
Piu' fanno figli piu' sono poveracci .
Piu' sono poveracci piu' vengono coccolati dalla sinistra .
I liberisti puntano ad un mondo dove i sussidi vengano eliminati ed ognuno sia in grado di contribuire all'evoluzione del paese .
Come fanno i liberisti a corteggiare le "secche"?
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Mauriziosat, at 13 maggio, 2006 14:48
ho scritto inefficenti con l'apostrofo
vado a suicidarmi
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Mauriziosat, at 13 maggio, 2006 14:50
più che altro si scrive inefficienti con la "i"...
che poveraccio, si vede che voti per forza italia...
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Anonimo, at 16 maggio, 2006 00:11
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