Il solito pulpito

Chiariamo subito. Non siamo in periodo di par condicio. Cosa vuol dire? Che i politici non (ancora) sono costretti ad andare in televisione soltanto in trasmissioni di stretto approfondimento politico. Silvio Berlusconi lo sa. E bene. Dal 9 Gennaio ad oggi ha inanellato ben 12 partecipazioni televisive (compresa la telefonata a Ballarò) e 5 interventi radiofonici. In tre casi, ha scelto di andare in trasmissioni leggere, d’intrattenimento: Uno Mattina, Il processo di Biscardi, Il senso della vita.
Il motivo è facile da capire. Nell’ottica berlusconiana è difficile comunicare i propri risultati di governo perché i giornali sono tutti contro. Unico modo per bypassarli: andare nelle trasmissioni che raggiungano quelle fasce di pubblico più sensibili al suo messaggio. Tifosi calcistici-Il processo, Casalinghe-Uno mattina.
Scelta legittima, nel merito e nel metodo. Ma altrettanto legittimamente criticata dall’opposizione. Torna però una domanda. Si può criticare e poi fare lo stesso?
In soli 4 giorni abbiamo visto Francesco Rutelli a Matrix (20/1), Che tempo che fa (21/1), doppietta 8 e mezzo/Processo di Biscardi (23/1), altra doppietta Tutte le mattine/Le Iene (24/1).
E Prodi, leader incoronato dalle primarie? Assente, tranne due interventi a Radio anch’io e Deejay chiama Italia. Da buon diesel inizia solo ora ad apparire, Dopo TG1 (25/1) e Omnibus (27/1).
Si sa, i migliori esperti di marketing politico sono a sinistra. Distratti? O stanno per tirare fuori qualche idea più efficace…
Patrizio Perlini






















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