Felici di perdere
Prima di scrivere su ciò che è più vicino bisogna pensarci bene. Facile scrivere di getto riguardo gli avversari. È semplice dirlo: non hanno vinto. Ma ancora credono di esserci riusciti. Più difficile guardarsi dentro casa. E dirsi francamente: abbiamo perso. Bisogna essere obiettivi. Fare un paragone con le aspettative della vigilia è giusto. Ci rende felici di aver salvato un risultato che sembrava compromesso. Quante ne abbiamo dovute sentire su Berlusconi. E che soddisfazione leggere sull’Espresso: “il Cavaliere non è finito. Anzi, sta piuttosto bene”. Se lo dicono loro!
Ciò non toglie che abbiamo perso. Di 24.000 voti alla Camera. Per colpa dei senatori “esteri”. Forse anche per qualche trucchetto nelle sezioni elettorali. Però la sostanza non cambia. Dopo cinque anni di governo si è perso. La coalizione in sé lo ha fatto. Ma al suo interno le valutazioni, e le critiche, devono necessariamente essere diversificate. C’è chi non cresce, come AN, ancorata a quel limbo tra il 12 e il 13% ormai da anni. Nonostante le spaccature, le virate al centro, le conversioni del suo leader e l’incoronazione a candidato premier. Niente. Un partito che non riesce a spiccare il volo. Cui probabilmente farebbe bene avviare una seria riflessione sulla necessità di confluire in un soggetto più forte & unitario. Perché da solo non ce la fa.
Discorso diverso per l’UDC. Parlano i numeri. Raddoppiati i voti rispetto al 2001, nonostante in questi cinque anni abbiano lasciato il partito tutti i vari D’Antoni, Rotondi, Cutrufo, Lombardo, etc.
Per non parlare dell’inedita spaccatura all’interno della triade Casini-Follini-Cesa. Ma se l’UDC avesse mantenuto la conformazione di inizio 2002, quella della fondazione, dove sarebbe arrivato? All’8%, al 10? Di sicuro la CDL avrebbe vinto. Non cambia però la necessità di confluire in un unico soggetto. Farebbero un errore clamoroso a ritenere di poter catturare tutti quei 9 milioni ancora fedeli a Berlusconi. E senza di loro non si va da nessuna parte.
La Lega è in crisi. Nerissima. Un punto percentuale in più rispetto a cinque anni fa. Nonostante la tanto agognata devolution, ministeri di peso, l’accordo con l’MPA. Rischiano davvero la scomparsa in un ottica di due legislature. Ma quanti sono a pensare che ciò possa essere solo un danno per il futuro dell’area di centro-destra?
Last but not least. Forza Italia. 1 milione e 800 mila voti in meno rispetto a cinque anni fa. Eppure sembra una vittoria. Forse lo è davvero. Si è capito, e tutti dovrebbero averlo fatto, che è davvero il partito erede della DC. Nessuno lo dice, ma poi tanti, tantissimi lo votano. Per vergogna, turandosi il naso, non ce ne può fregare di meno. Forza Italia è il partito di maggioranza relativa in Italia. Chi lo ha votato merita rispetto. In più, aspetto più importante, Berlusconi è vivo e vegeto. Altro che finitobollitocotto. I voti sono i suoi, e nessuno glieli può negare. Ha un solo grande problema. Molto più grande delle dinamiche politiche interne alla CDL. La sua età. 70 anni non sono pochi, difficile pensare ad una attesa di cinque anni per tornare al governo. Due possibili scenari. Non necessariamente incompatibili tra loro. Da un lato, opposizione intransigente per far cadere il governo Prodi e tornare al voto quanto prima. Dall’altro, bisogna costruire. E bisogna decidere in fretta. Procedere con il Partito unitario, o continuare ad andare avanti separati. Ci risparmiamo un giudizio per adesso. Di sicuro non ci nascondiamo dal dire che Forza Italia deve, anzi merita di essere rafforzata. Si dice che sia un partito d’opinione. Perfetto. 9 milioni di voti solo con “l’opinione”. Perché non pensare a cosa avrebbe potuto fare se avesse potuto godere di un (almeno) sufficiente radicamento sul territorio. Bisogna ripartire dal basso. Questa è la vera occasione per iniziare a farlo davvero. Noi faremo la nostra parte…
Ciò non toglie che abbiamo perso. Di 24.000 voti alla Camera. Per colpa dei senatori “esteri”. Forse anche per qualche trucchetto nelle sezioni elettorali. Però la sostanza non cambia. Dopo cinque anni di governo si è perso. La coalizione in sé lo ha fatto. Ma al suo interno le valutazioni, e le critiche, devono necessariamente essere diversificate. C’è chi non cresce, come AN, ancorata a quel limbo tra il 12 e il 13% ormai da anni. Nonostante le spaccature, le virate al centro, le conversioni del suo leader e l’incoronazione a candidato premier. Niente. Un partito che non riesce a spiccare il volo. Cui probabilmente farebbe bene avviare una seria riflessione sulla necessità di confluire in un soggetto più forte & unitario. Perché da solo non ce la fa.
Discorso diverso per l’UDC. Parlano i numeri. Raddoppiati i voti rispetto al 2001, nonostante in questi cinque anni abbiano lasciato il partito tutti i vari D’Antoni, Rotondi, Cutrufo, Lombardo, etc.
Per non parlare dell’inedita spaccatura all’interno della triade Casini-Follini-Cesa. Ma se l’UDC avesse mantenuto la conformazione di inizio 2002, quella della fondazione, dove sarebbe arrivato? All’8%, al 10? Di sicuro la CDL avrebbe vinto. Non cambia però la necessità di confluire in un unico soggetto. Farebbero un errore clamoroso a ritenere di poter catturare tutti quei 9 milioni ancora fedeli a Berlusconi. E senza di loro non si va da nessuna parte.
La Lega è in crisi. Nerissima. Un punto percentuale in più rispetto a cinque anni fa. Nonostante la tanto agognata devolution, ministeri di peso, l’accordo con l’MPA. Rischiano davvero la scomparsa in un ottica di due legislature. Ma quanti sono a pensare che ciò possa essere solo un danno per il futuro dell’area di centro-destra?
Last but not least. Forza Italia. 1 milione e 800 mila voti in meno rispetto a cinque anni fa. Eppure sembra una vittoria. Forse lo è davvero. Si è capito, e tutti dovrebbero averlo fatto, che è davvero il partito erede della DC. Nessuno lo dice, ma poi tanti, tantissimi lo votano. Per vergogna, turandosi il naso, non ce ne può fregare di meno. Forza Italia è il partito di maggioranza relativa in Italia. Chi lo ha votato merita rispetto. In più, aspetto più importante, Berlusconi è vivo e vegeto. Altro che finitobollitocotto. I voti sono i suoi, e nessuno glieli può negare. Ha un solo grande problema. Molto più grande delle dinamiche politiche interne alla CDL. La sua età. 70 anni non sono pochi, difficile pensare ad una attesa di cinque anni per tornare al governo. Due possibili scenari. Non necessariamente incompatibili tra loro. Da un lato, opposizione intransigente per far cadere il governo Prodi e tornare al voto quanto prima. Dall’altro, bisogna costruire. E bisogna decidere in fretta. Procedere con il Partito unitario, o continuare ad andare avanti separati. Ci risparmiamo un giudizio per adesso. Di sicuro non ci nascondiamo dal dire che Forza Italia deve, anzi merita di essere rafforzata. Si dice che sia un partito d’opinione. Perfetto. 9 milioni di voti solo con “l’opinione”. Perché non pensare a cosa avrebbe potuto fare se avesse potuto godere di un (almeno) sufficiente radicamento sul territorio. Bisogna ripartire dal basso. Questa è la vera occasione per iniziare a farlo davvero. Noi faremo la nostra parte…




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