mercoledì, marzo 22, 2006

Sfida al centro

Chiari, non troppo tecnici, senza colpi bassi. Questo è stato il confronto tra Casini e Rutelli. Un confronto importante, più di quanto si pensi. I due si sfidano al centro, terra di mezzo ricca di quel 25 % di indecisi che alimenta paure e speranze nelle coalizioni.
Sono talmente al centro che di loro si è ipotizzato anche il sodalizio. Prima l’idea del Grande centro, poi quella della Grande coalizione. È tutto grande quando si parla del “centro” in Italia. Non a caso siamo un paese dove per cinquant’anni abbiamo avuto il centro, seppur variegato (molto, anche troppo) al governo. Ma come dice Sartori: “nei paesi normali i paesi di centro non esistono”. Perché sono minoritari, schiacciati dalla “normalità” del bipolarismo. Destra contro sinistra: chi vince governa.
L’Italia da dodici anni lo è. Ma cinquant’anni di politica non si cancellano facilmente. Siamo nella Seconda Repubblica, ma tante facce ci ricordano la Prima. La “balena bianca” è esplosa (o è stata fatta esplodere?), si è divisa in parti uguali tra destra e sinistra. A livello parlamentare, ma anche di voti. Un elettorato inevitabilmente mobile, indeciso, contendibile da entrambe le parti.
La gara quindi si gioca lì. Convincere i moderati di tutti i tipi: a rivotare ciò che si era votato nel 2001 o cambiare schieramento. Finora la campagna elettorale è sembrata pendere più verso la prima opzione.
Piccolo dubbio futuristico: ma se all’elettorato del vecchio PCI, saldamente radicato a sinistra, si aggiunge la maggioranza dell’elettorato moderato ex-DC causa uscita di scena di Berlusconi, al centrodestra cosa resta?
Scenario pessimista: Un partito unitario Casini-Fini (più Forza Italia orfana di Berlusconi), senza la Lega come già preannunciato, sarebbe in grado di conquistare l’alternanza di governo?