lunedì, febbraio 06, 2006

Dubbi pubblicitari

La legge 28 del 2000 vieta l’uso degli spot elettorali in televisione. Va bene. Ma nella sostanza è davvero cambiato qualcosa?
Secondo la legge via gli spot, spazio ai messaggi autogestiti. Più lunghi, consentirebbero ai politici di motivare le loro idee e i loro programmi. Ragionamento che presuppone un’idea manipolativa insita negli spot. Sembra di sentire il solito ritornello sui “persuasori occulti” di Packard, o dell’”uomo ad una dimensione” di Marcuse.
Forse qualcosa è cambiato. Forse ora le persone sanno approcciarsi alla pubblicità con uno spirito diverso. Più critico. E credo questo varrebbe anche per la pubblicità politica.
Anche perché i monologhi televisivi, i manifesti 6 x 3, cosa sono se non strumenti per stabilire quel rapporto fiduciario che permetta poi di guadagnare un voto?
Obiezione: già siamo invasi di pubblicità, non se ne sente il bisogno di aggiungere anche quella politica. Vero. Ma ciò può essere evitato attraverso una regolamentazione seria che limiti gli spot. Ad esempio in determinate fasce orarie, o solamente nell’ultimo mese di campagna elettorale. Anche stabilendo dei parametri equi di accesso alle diverse forze politiche. Vera “par condicio”, non eliminazione totale di una possibilità espressiva.
Il telecomando è uno strumento eccezionale. Se non mi piace uno spot, cambio canale.
Ma il manifesto invadente chi mi aiuta a toglierlo dai muri della città che amo?